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21 MARZO 2012
’Orchestra Internazionale per la Pace Pequeñas Huellas*
alla Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo
delle vittime di tutte le mafie.
Napoli, Teatrino di Corte di Palazzo Reale

L’Orchestra Internazionale di ragazzi per la Pace Pequeñas Huellas*, Premio Speciale per la Pace 2011 della Regione Lombardia, è stata invitata mercoledì scorso a Napoli, unico gruppo musicale presente, a suonare al Teatrino di Corte durante l’iniziativa “Lo stesso giorno alla stessa ora”, un evento per non dimenticare dedicato alle vittime innocenti della criminalità.
La cerimonia, organizzata dalla Fondazione Pol.i.s. (Politiche Integrate di Sicurezza, per le vittime innocenti di criminalità e i beni confiscati) della Regione Campania e il Teatro San Carlo, in collaborazione con Libera e il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, ha visto presenti il Ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, il Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris e il Direttore del quotidiano Il Mattino Virman Cusenza.
La giornalista del TG1, Monica Maggioni, ha condotto la tavola rotonda sui temi dell'aiuto alle vittime innocenti della criminalità e il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie.
Durante l’incontro, il Ministro dell’Interno ha dialogato con il Direttore dell’orchestra Margherita Pupulin (giovane torinese diciannovenne che ha esposto le richieste dei ragazzi che partecipano al progetto di Pequeñas Huellas “Cento passi di bambino verso la legalità”) ed ha ascoltato Omar, un ragazzo dell’orchestra al quale ha detto “batti un cinque”, che si è avvicinato al Ministro chiedendo più impegno e collaborazione da parte delle Istituzioni nel sostenere il progetto di Pequeñas Huellas per un viaggio internazionale di pace condiviso da bambini e ragazzi musicisti di diverse parti del mondo.

Il Ministro Anna Maria Cancellieri con Margherita Pupulin, 19 anni, Direttore dell’Orchestra Pequeñas Huellas
L'orchestra giovanile presente sul palco ha esaudito una richiesta 'speciale' dello stesso Ministro: l'esecuzione dell'Inno alla Gioia che i ragazzi hanno suonato all’inizio della cerimonia. Al termine del dibattito, poi, l'orchestra Pequeñas Huellas*, progetto culturale e umanitario che coinvolge i bambini di varie nazionalità, ha tenuto un concerto, esibendosi con gli studenti della scuola media Tito Livio di Napoli (le cui famiglie li hanno ospitati insieme a quelli del Liceo Umberto), le ragazze dell'Istituto Penitenziario Minorile di Nisida (accompagnate dalla cantautrice napoletana Claudia Megré) e il rapper antimafia Lucariello.
Tra i presenti, il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, il Prefetto di Napoli Andrea De Martino, il Questore Luigi Merolla, il Comandante Provinciale dell'Arma Marco Minicucci e i Consoli di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia e Svizzera, rispettivamente Donald Moore, Michael Burgoyne, Kristian Much, Demic Barbet e Adriano Aveta.
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“Il nostro diritto al mondo”
“Diritto” è una parola che dovrebbe forse essere riportata in ogni dizionario con una croce accanto: “parola morta”. Morta non tanto perché sia caduta in disuso, quanto piuttosto, direi, perché il suo abuso l’ha svuotata di ogni significato vitale. La gente si riempie la bocca di diritti, sembra che tutto ciò che ci circonda sia tutelato, trattato coi guanti: la nostra libertà, il nostro corpo, la nostra mente, la nostra concezione religiosa, il nostro pensiero, la nostra parola, la nostra coscienza politica. Siamo tutti protetti e sicuri, con i nostri forti diritti alle spalle che ci proteggeranno da ogni pericolo! Già… saranno alle nostre spalle a proteggerci sulle spalle di miliardi di persone che come noi hanno diritti, però stampati su fogli di carta persi o antiquati, mai rinnovati, mai presi in considerazione. Fogli di carta chiusi in qualche archivio negli uffici di dittatori? o mafiosi? di armatori? di trafficanti di droga?
Forse la concezione che oggi un bambino potrebbe avere di “diritto” è questa: una cosa che è stata conquistata a fatica dai nostri antenati per niente, per essere conservata nelle casse dello stato e mai aperta al pubblico, riservata ai pochi che possono.
Non stiamo esagerando a ridurre ogni giorno di più la percentuale della popolazione felice nel mondo? Non abbiamo passato il limite che la natura aveva messo all’odio molto prima che ognuno di noi nascesse? La definizione infantile di diritto che ho citato poco sopra ha, credo, solo un errore: la conquista del diritto non è altro che il riconoscimento, faticoso e instabile, di una verità essenziale, che appartiene a ognuno di noi nascendo, per il solo fatto di entrare ogni giorno a far parte dell’immensa realtà del pianeta Terra. Questa verità si chiama diritto al Mondo, e non è scritta; pertanto non può sparire né essere bruciata, né strappata, né niente. Come diritto essenziale è nella coscienza di ogni uomo, donna, bambino, trasmesso dalla Natura stessa alla nascita, inestirpabile, radicato nella pancia, nei muscoli, nelle vene, nei piedi, nelle radici degli alberi, nella linfa, nell’aria e nell’acqua. A molti questo bruciore di stomaco, questo desiderio di vivere e approfittare del nostro diritto universale esce e si manifesta come una palla di fuoco in un grido; ad altri viene sopito con una damnatio memoriae contro tutto ciò che è diverso dalla sottomissione, dalla schiavitù, dallo sfruttamento, dalla globalizzazione, dalla guerra, dalla colonizzazione, dalla violenza. Per fortuna del mondo, il potere di questa damnatio memoriae non è assoluto, incapace di opporsi alla memoria dei bambini, al loro ricordo del regalo fattogli dalla natura, ancora avvolto nella sua cappa protettiva (per molti), ancora fresco, ancora intatto. La memoria dei più piccoli di quel dono ancestrale rimane intatta per un po’, e solo la protervia delle pozioni magiche somministrate dagli stregoni della guerra li obbligherà col tempo a imbracciare un fucile e iniziare a sparare, cancellando il ricordo delle felicità possibili che la natura aveva donato loro. Detto da me, sedicenne fortunata, che ha vestiti, e cibo, e casa, e genitori, e una scuola, tutto questo potrebbe stonare e suonare male; forse infatti è sbagliato che mi assuma la responsabilità di descrivere sensazioni o situazioni attraverso le quali non sono mai passata…
Sono tuttavia fermamente decisa a dare la mia mano al nostro mondo piangente, perché non cada, perché non si senta solo, perché non creda che abbiamo rifiutato il suo dono e che lo disprezziamo. Tutti abbiamo un diritto al mondo, tutti. E dobbiamo rivendicarlo, non con il modello delle Beretta 98 fs, dei lanciafiamme, delle mine antiuomo e dei kalashnikov. No… abbiamo visto che non servono a niente, se non a uccidere le farfalle nella testa di ogni uomo che ammazzano. Forse le nostre armi dovrebbero essere le nostre mani intrecciate in un grande “giromondo” di pace, in cui nessuno cadrà giù per terra e, se accadrà, avrà miliardi di mani pronte ad aiutarlo a rialzarsi.
Margherita Pupulin
16 anni, ambasciatrice dei bambini
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