_____
“Il nostro diritto al mondo”
“Diritto” è una parola che dovrebbe forse essere riportata in ogni dizionario con una croce accanto: “parola morta”. Morta non tanto perché sia caduta in disuso, quanto piuttosto, direi, perché il suo abuso l’ha svuotata di ogni significato vitale. La gente si riempie la bocca di diritti, sembra che tutto ciò che ci circonda sia tutelato, trattato coi guanti: la nostra libertà, il nostro corpo, la nostra mente, la nostra concezione religiosa, il nostro pensiero, la nostra parola, la nostra coscienza politica. Siamo tutti protetti e sicuri, con i nostri forti diritti alle spalle che ci proteggeranno da ogni pericolo! Già… saranno alle nostre spalle a proteggerci sulle spalle di miliardi di persone che come noi hanno diritti, però stampati su fogli di carta persi o antiquati, mai rinnovati, mai presi in considerazione. Fogli di carta chiusi in qualche archivio negli uffici di dittatori? o mafiosi? di armatori? di trafficanti di droga?
Forse la concezione che oggi un bambino potrebbe avere di “diritto” è questa: una cosa che è stata conquistata a fatica dai nostri antenati per niente, per essere conservata nelle casse dello stato e mai aperta al pubblico, riservata ai pochi che possono.
Non stiamo esagerando a ridurre ogni giorno di più la percentuale della popolazione felice nel mondo? Non abbiamo passato il limite che la natura aveva messo all’odio molto prima che ognuno di noi nascesse? La definizione infantile di diritto che ho citato poco sopra ha, credo, solo un errore: la conquista del diritto non è altro che il riconoscimento, faticoso e instabile, di una verità essenziale, che appartiene a ognuno di noi nascendo, per il solo fatto di entrare ogni giorno a far parte dell’immensa realtà del pianeta Terra. Questa verità si chiama diritto al Mondo, e non è scritta; pertanto non può sparire né essere bruciata, né strappata, né niente. Come diritto essenziale è nella coscienza di ogni uomo, donna, bambino, trasmesso dalla Natura stessa alla nascita, inestirpabile, radicato nella pancia, nei muscoli, nelle vene, nei piedi, nelle radici degli alberi, nella linfa, nell’aria e nell’acqua. A molti questo bruciore di stomaco, questo desiderio di vivere e approfittare del nostro diritto universale esce e si manifesta come una palla di fuoco in un grido; ad altri viene sopito con una damnatio memoriae contro tutto ciò che è diverso dalla sottomissione, dalla schiavitù, dallo sfruttamento, dalla globalizzazione, dalla guerra, dalla colonizzazione, dalla violenza. Per fortuna del mondo, il potere di questa damnatio memoriae non è assoluto, incapace di opporsi alla memoria dei bambini, al loro ricordo del regalo fattogli dalla natura, ancora avvolto nella sua cappa protettiva (per molti), ancora fresco, ancora intatto. La memoria dei più piccoli di quel dono ancestrale rimane intatta per un po’, e solo la protervia delle pozioni magiche somministrate dagli stregoni della guerra li obbligherà col tempo a imbracciare un fucile e iniziare a sparare, cancellando il ricordo delle felicità possibili che la natura aveva donato loro. Detto da me, sedicenne fortunata, che ha vestiti, e cibo, e casa, e genitori, e una scuola, tutto questo potrebbe stonare e suonare male; forse infatti è sbagliato che mi assuma la responsabilità di descrivere sensazioni o situazioni attraverso le quali non sono mai passata…
Sono tuttavia fermamente decisa a dare la mia mano al nostro mondo piangente, perché non cada, perché non si senta solo, perché non creda che abbiamo rifiutato il suo dono e che lo disprezziamo. Tutti abbiamo un diritto al mondo, tutti. E dobbiamo rivendicarlo, non con il modello delle Beretta 98 fs, dei lanciafiamme, delle mine antiuomo e dei kalashnikov. No… abbiamo visto che non servono a niente, se non a uccidere le farfalle nella testa di ogni uomo che ammazzano. Forse le nostre armi dovrebbero essere le nostre mani intrecciate in un grande “giromondo” di pace, in cui nessuno cadrà giù per terra e, se accadrà, avrà miliardi di mani pronte ad aiutarlo a rialzarsi.
Margherita Pupulin
16 anni, ambasciatrice dei bambini
|
|
|